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giovedì 16 ottobre 2008

Donne formose


Noi, Pin Up del 2000 è il libro per donne orgogliose delle proprie curve che si sentono le Pin Up di oggi con le loro curve e rotondità mediterranee.

Un libro che inneggia all’essere sé stessa con tutti i chili al punto giusto e a combattere gli stereotipi imposti dalla moda e dallo spettacolo della donna magra e al limite dell’anoressia. Perché la maggior parte delle italiane veste la taglia 44-46-48.

Perché il corpo mediterraneo è tipicamente pieno di forme morbide e sensuali.

L’autrice, la giornalista, blogger, conduttrice e imprenditrice Simona Sessa, ha “partorito” questo lavoro per combattere anoressia e bulimia ed aiutare così le tante ragazze che si rivolgono a lei.

Al grido di “Siamo formose e non siamo depresse” e “Gli uomini preferiscono la carne” Simona con la sua fisicità prorompente e la taglia 44 è testimonial di una bellezza in carne, gioiosa, spensierata ed allegra. Un modo per far accendere i riflettori sulla reale motivazione del libro.

Noi, Pin Up del 2000 è un libro a tratti duro dal contenuto sofferto ma anche divertente e scanzonato.

La creazione di carta stampata è nata dopo il successo del blog di Simona Pin UP del 2000 http://pinupdel2000.myblog.it/ che da un anno è molto apprezzato e visitato da tante ragazze e donne che si sono perfettamente riconosciute nel progetto culturale e sociale e nelle idee della giornalista.

Quest’anno la consacrazione a Riva del Garda nell’ambito della Blog Fest 2008. Il blog è stato inserito nella rosa dei 5 blog più apprezzati e visitati tra gli 80 mila del circuito Virgilio My Blog e la Sessa, invitata all’evento, ha presentato in esclusiva nazionale il suo libro pubblicato con Lulu.com.

Simona da anni si batte contro l’anoressia e la bulimia e per farlo sta cercando di riportare in auge un modello di bellezza più in carne e consono a quello delle italiane come quello delle Pin Up degli anni ’40 e ’50.

Promotrice dello style Pin Up e della moda vintage in Italia ha aperto con successo il sito www.womanshop.it il 1° Pin Up Store d’Italia con lingerie, scarpe, accessori e moda in grado di sottolineare la femminilità delle donne.

Si tratta di un Eros Shop della seduzione dove trovare tutti i segreti e i capi in grado di trasformare tutte le donne in femmine con la F maiuscola.

Inoltre nell’home page è stata inserita la 1° Pin Up Web Tv d’Italia dove vanno in onda spezzoni e immagini delle Pin Up e maggiorate italiane.

Simona, inoltre, sta per lanciare la 1° linea di calze Pin Up italiana specializzata in modelli Vintage con una novità assoluta (per ora top secret).

E a breve l’apertura del 1° Network italiano che riunirà le Pin Up moderne, artisti, fotografi, operatori del settore ed estimatori del Pin Up Style e della cultura ’40-’50.

Per info sul libro: http://stores.lulu.com/store.php?fStoreID=1320955


sabato 24 novembre 2007

il medioevo e i cellulari


tra poche ore inizierà a Roma il corteo contro la violenza sulle donne, nell’ambito della giornata internazionale ad essa dedicata dall’ONU. Essendo un’iniziativa internazionale, partiamo da molto lontano.Nel Bangladesh, ogni anno circa cinquecento donne vengono sfregiate col vetriolo, componete delle batterie e mezzo decisamente a buon mercato, di facile reperibilità e particolarmente adatto ai paesi poveri. L’acido procura alla pelle ustioni dolorosissime paragonabili a quelle del fuoco, e quasi sempre le donne, oltre a rimanere sfigurate per sempre, perdono la vista e il controllo dei muscoli facciali, e con esso le possibilità di masticazione. Spesso le vittime sono giovanissime, dodici o tredici anni, e le conseguenze, in mancanza di rapide cure, possono portare fino alla morte.In origine la punizione era riservata alle figlie che rifiutavano di sposare l’uomo scelto dai genitori, ma ora l’acido colpisce le donne e le bambine per aver semplicemente rifiutato le proposte di un uomo, le mogli ripudiate e le spose che non abbiano onorato il debito della dote. Il loro destino diviene l’emarginazione, perdono la possibilità di diventare spose e madri, e le aspetta una vita di stenti e di isolamento quasi assoluto. D’altra parte stiamo parlando di un paese in cui al desco si siede il capofamiglia, poi tocca ai figli maschi, alle figlie femmine, e solo da ultimo alla moglie: naturalmente in caso di estrema povertà la catena può interrompersi in qualsiasi punto.So che state per chiedermi: ma questo è medioevo, cosa centra con noi?Siamo davvero sicuri che il medioevo sia così lontano da noi?Da un paese, come il nostro, in cui in un anno un milione e centocinquantamila donne sono oggetto di violenza, ottantamila sono stuprate o molestate sessualmente, e ogni due giorni una muore per le violenze subite.Il problema è di natura culturale e la stragrande maggioranza dei casi avviene in famiglia. Le donne sono spesso le prime a celare la violenza subita, vittime a loro volta di un retaggio culturale, in altri casi così impaurite da cercare di cancellare l’orrore patito, sperando che non abbia a ripetersi. Così moltissimi casi restano confinati tra le mura domestiche, e quelli che riescono a valicarle si scontrano spesso contro l’inerzia delle forze dell’ordine e della magistratura, che a volte indulgono, e in altri casi si limitano a provvedimenti di prammatica che non sono certo in grado di sottrarre le donne alla loro paura.E’ utile che oggi molti uomini facciano un’esame di coscienza, che ripensino al loro atteggiamento nei confronti di mogli, figlie e compagne. E soprattutto si rendano conto che, anche se girano con tre cellulari in tasca, seguiti e guidati da un satellite, il medioevo è dietro l’angolo.